Tormentone: I Leoni di Sicilia

Con questo articolo vorrei inaugurare una nuova rubrica dedicata a quei libri che non si accontentano di essere dei semplici best seller, ma diventano dei veri e propri tormentoni, comparendo ovunque, sotto forma di migliaia di post dedicati o messaggi subliminali.

Uno di questi è I Leoni di Sicilia di Stefania Auci che, nonostante sia uscito nel 2019, a metà 2020 ancora si poteva vantare di trovarsi ai primi posti in classifica.

Quando la gente ha cominciato ad illudersi che il tormento fosse concluso, ecco che compare il secondo volume L’Inverno dei Leoni che fa ritornare la saga in auge. Ed è stato proprio in quel momento che ho deciso di leggerlo, chiedendomi: ma sarà veramente così bello come dicono?

Dunque, il materiale su cui bisognava lavorare era molto: stiamo parlando di una delle famiglie più influenti e ricche del panorama palermitano del XIX secolo, ovvero i Florio. Da un’attenta analisi della documentazione a disposizione si sarebbero potute prendere due strade:

-Una saga ricca di eventi storici ben documentati che si concatenano alle vicende della famiglia Florio, per spiegare in maniera romanzata come questa dalle umili origini abbia raggiunto tanto successo.

-Troppa roba! Scherziamo? Cerco su Wikipedia per inserire giusto qualche cenno storico a inizio capitolo, poi mi concentro sulle storie d’amore trasformandole in un penoso Harmony!

Secondo voi quale sarà stata la scelta?

È inutile girarci attorno: non mi è piaciuto per niente e non saprei neanche da che parte iniziare per spiegarne le ragioni! Prima di tutto lo stile l’ho trovato fastidioso: all’inizio la narrazione si alterna senza motivo fra tempo passato e presente; successivamente mantiene una certa coerenza, ma i periodi appaiono frammentati peggio che nei thriller, senza che ci si senta mai pienamente coinvolti.

Per quanto riguarda i personaggi, a me sono sembrati sempre uguali: non evolvono, non c’è maturazione, non c’è una sorta di cambiamento legato agli eventi o formazione. Nulla. Alcuni addirittura si assomigliano, come gli uomini della famiglia Florio. Altri spariscono nel dimenticatoio, attraverso espedienti raffazzonati per liquidare la loro assenza, come Vittoria o le figlie di Vincenzo.

Gli eventi storici sono appena accennati e quando se ne parla sembra di leggere un riassunto tratto alla meglio da Wikipedia, incastrato a forza nella storia della famiglia, senza che si riesca realmente a comprendere il filo logico degli eventi. Stesso discorso per quanto riguarda l’ascesa di questa famiglia: dall’oggi al domani sono pieni di soldi e tu ancora ti stai chiedendo il percorso che hanno intrapreso per arrivare a tale prestigio.

A parer mio c’era davvero tanto materiale interessante su cui lavorare, ma lo sviluppo è stato deludente sotto tutti i punti di vista. Sarà che sono reduce dalla maestria di Manfredi per ciò che riguarda il romanzo storico, oppure ho in mente la famiglia dei Malavoglia di Verga. O ancora, mi è rimasta nel cuore la poesia deleddiana espressa in Canne al Vento.

In questo caso non raggiungiamo nemmeno la sufficienza.

Non comprendo neanche perché il riassunto della copertina presenti Giuseppina e Giulia come due grandi donne, segno che chi l’ha scritto probabilmente non l’ha neanche letto tutto il romanzo.

Giuseppina è uno dei personaggi più antipatici, nonché fuori contesto: a quei tempi era consuetudine sposarsi per matrimoni combinati, perciò non si capisce il suo disappunto come se fosse stata l’unica a sopportare una tale sorte. Tant’è che quando il figlio cresce è lei stessa a cercare una sposa degna per lui. A proposito di istinto materno, anche qui si denota un rapporto morboso che la porta a consumarsi di gelosia, oltre che per il rancore.

Giulia, invece, decide di gettare via la propria dignità per stare dietro ad un gran narcisista, disposta ad annullarsi come persona pur di non perderlo.

In entrambi i casi non mi pare che si stia parlando di donne eccezionali.

E mi fermo qui perché avrei altro da aggiungere, ma non vorrei trattenervi fino a Capodanno.

Voto 2/5. Uniche note di merito: l’italiano e l’ultima pagina. Davvero.

Buone feste!

Julia

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