Grandi Classici: Il Vecchio e il Mare

Non so quante volte mi è capitato di leggere nei gruppi di lettura la fatidica domanda “c’è un grande classico che non avete mai finito oppure non apprezzato?”, declinata in tutte le sue varianti.

Chiaramente le risposte sono varie: alcune prevedibili, poiché citano autori che notoriamente scrivono in maniera molto prolissa e “pesante”, altre invece sono voci fuori dal coro, lanciando una bomba ad orologeria come “A me non è piaciuto Il buio oltre la siepe!” (A proposito, proprio qui trovi la mia recensione).

Un titolo che ho trovato spesso e volentieri associato alla parola noia è Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway, considerato uno degli autori americani più apprezzati, la cui opera è entrata a far parte della top 100 libri di GreatestBooks (qui la lista completa).

Come poteva essere considerato noioso un romanzo che gode di una tale fama? Dovevo indagare, perciò, approfittando di uno sconto sul sito di Libraccio, l’ho acquistato insieme ad altri must have.

La trama è questa: ci troviamo a Cuba e Santiago è un pescatore molto anziano che non piglia pesci (letteralmente) da ben 84 giorni. Poiché il ragazzo che lo aiutava è stato costretto dai genitori a lavorare in un altro peschereccio, esce al largo da solo per tentare la sorte. Si sente ottimista e, difatti, trova un enorme pesce spada in mare aperto. Inizia così una dura lotta tra uomo e natura, che porterà Santiago a maturare la consapevolezza della propria e dell’altrui forza.

Stando alle mie ricerche, perché non ho assolutamente la pretesa di fare un’analisi del testo mia (non ne avrei nemmeno le competenze), ho capito che sostanzialmente esistono due chiavi di lettura.

La prima è più letterale ed è anche quella che rende il romanzo adatto ad un pubblico preadolescenziale. Abbiamo un vecchio pescatore che va al largo per l’ennesima volta sperando di tornare con un ricco bottino. Ciò che trova è un pesce spada che non ha intenzione di morire, perciò se lo porta a spasso come un cagnolino nei Caraibi.

In questo senso, la parte centrale del testo risulta piuttosto noiosa, con un ritmo ripetitivo e monotono, durante il quale Santiago inizia a dare i numeri, un po’ per la disidratazione, un po’ perché si sa che gli anziani amano parlare anche da soli.

Qui certamente è dove molti lettori hanno abbandonato. Ho letto persino un commento che insinuava una sorta di interesse perverso da parte del vecchio nei confronti del ragazzo, il quale non era potuto andare a pescare con lui.

Sull’altro fronte, abbiamo la volontà di ricercare un significato nascosto dietro ad una storia tanto semplice. Fra le varie interpretazioni c’è chi vede la rappresentazione della solitudine associata alla vecchiaia ed è una questione che trapela spesso nelle parole e pensieri di Santiago, che comincia ad apprezzare la compagnia del suo stesso avversario.

O ancora, la dura lotta del vecchio con il pesce è un elogio alla perseveranza: Santiago, nonostante la sua veneranda età, ha sempre i riflessi pronti, applica le conoscenze al meglio delle sue capacità e non si arrende mai di fronte alle situazioni infauste, anche quando è evidente che ormai ne uscirà sconfitto.

Inoltre, in questo romanzo la natura è coprotagonista e guadagna tutto il nostro rispetto: il pesce spada lotta per la sua vita con grande dignità, ma viene sopraffatto a causa delle macchinazioni ingannevoli dell’uomo. Nonostante ciò, sarà la natura stessa a ripristinare l’equilibrio, costringendo il pescatore a tornare a casa con il simbolo della sua sconfitta di fronte all’indomabile mare.

Delle interpretazioni molto interessanti che mi sono piaciute, poiché rendono ancora più poetiche le vicende del libro.

Per quanto mi riguarda, ciò che personalmente ho visto nella storia è l’ironia della vita: a volte ci si affanna tanto per ottenere qualcosa di grande, che ci consenta di guadagnare la stima degli altri, spinti in larga misura dal nostro orgoglio (anche se vogliamo far credere che sia per necessità), da perdere di vista la nostra natura impotente di fronte alla vita stessa; e difatti, proprio quando iniziamo a gongolare con il nostro bottino fra le mani, arrivano gli imprevisti che lo distruggono pezzo dopo pezzo. Cosa ci rimane? Sicuramente una maggiore saggezza di fronte a questa esperienza.

Voto 4/5.

Julia

“Nessuno dovrebbe mai restar solo, da vecchio, pensò. Ma è inevitabile.” Il vecchio e il mare, E. Hemingway

Qualcuno con cui correre – D. Grossman

Il best seller di questo mese è un libro che risale al primo biennio di Liceo, assegnato da una professoressa che, in generale, aveva pessimi gusti in termini di lettura. Questa volta però, ci aveva azzeccato e questo compito non era stato poi così male, come temevo. Si tratta di Qualcuno con cui Correre di David Grossman, romanzo celebre dal quale è stato tratto un film omonimo nel 2006 (regista Oded Davidoff).

Il protagonista è Assaf, un sedicenne timido e impacciato a cui viene affidato il compito di ritrovare il proprietario di un cane abbandonato, seguendolo per le vie di Gerusalemme. Correndo dietro all’animale, il ragazzo giunge in luoghi impensati, conoscendo strani e inquietanti personaggi. E a poco a poco ricompone i tasselli di un drammatico puzzle: la storia di Tamar, una ragazza solitaria e ribelle fuggita di casa per salvare il fratello tossicodipendente, finito nella rete di una banda di malfattori. E’ la svolta nella vita di Assaf, che decide di andare fino in fondo per conoscere questa misteriosa eroina.

Ho trovato questo romanzo piacevole, prima di tutto perché i protagonisti sono degli adolescenti ai quali la gente adulta non darebbe due lire. Assaf è fin troppo introverso e nessuno si immagina che la piccola Tamar sia in grado di affrontare il mondo esterno da sola per riprendersi il fratello. Insomma una storia che rende omaggio alla tenacia che possono avere i più giovani, vicende eroiche dei giorni nostri in realtà difficili, lontane dalle tresche amorose alla Gossip Girl. Anche i sentimenti vengono affrontati con una leggerezza disarmante, appena pizzicati come le note di una chitarra, ma capaci di produrre una musica fantastica. Per me merita eccome, con un 4.5/5. Non mi è piaciuto molto il film, invece. Forse perché i personaggi me li ero immaginati diversi e l’ho visto dopo aver letto il libro, o forse perché la tenerezza che traspariva nello scritto, sembrava un po’ persa per strada. Andrebbe visto per curiosità, secondo me.

ATTENZIONE: SPOILER IN QUESTO PARAGRAFO!!!!! Come dicevo, Grossman affronta con delicatezza i sentimenti che legano le persone nel corso di queste avventure. Un timido adolescente cerca per giorni una ragazza sconosciuta, scoprendo di provare dei sentimenti per lei man mano che scopre nuove cose sul suo conto. Se vogliamo Tamar è il suo esatto opposto, il rovescio della medaglia, a cui lui si è sentito attratto inconsciamente, grazie all’espediente della cagnolina Dinka, che fa da legante fra i due. Quando alla fine la trova, in una specie di nascondiglio segreto, non ci pensa su due volte ad aiutarla nel gestire il fratello Shay appena salvato dai malfattori, ma in piena crisi di astinenza. In questa storia sono rimasta particolarmente colpita da due cose: la prima è la morte dell’amica Shelly. Un personaggio problematico, rimasto solo fino alla fine, nonostante per un attimo ci abbia fatto credere ad un barlume di speranza per la sua uscita dal tunnel degli orrori. Shelly viene ingoiata dal suo stesso vizio e caos di vita, e l’unica cosa a rendergli omaggio è una “serata pizza” nel lager dove viveva da tempo. Un’altro punto che mi ha colpito, ma nel senso che non mi è piaciuto, è la fine di Teodora, una sorta di monaca di clausura che ad un certo punto, verso la fine, trova il coraggio di uscire dai confini del suo alloggio e vedere il mondo con i propri occhi. Una signora anziana con una fitta corrispondenza, che Facebook levati proprio, ma che vive reclusa da decenni. Mi sarebbe piaciuto sapere che fine abbia fatto, una volta varcata la soglia, ma non ci è dato saperlo. Adesso che ci penso, la descrizione del suo modo di vivere, sembra un po’ una metafora di questa generazione: giovani che hanno vita sociale solo virtualmente, ma fuori di casa vivono poco e niente. Ma mi rendo conto che forse sto vaneggiando un po’ troppo…

Vi ringrazio per aver letto l’articolo, vi auguro una buona lettura del libro 🙂

“Allora lei cantò. Così, su due piedi. I’m not your baby di Sinead O’Connor. Non avrebbe potuto scegliere canzone peggiore ma le sgorgò da dentro come un urlo, incontrollato. Forse perché lui l’aveva chiamata ‘piccola’ con tale disprezzo.” D. Grossman, Qualcuno con cui Correre