L’Inverno dei Leoni – S. Auci

Dopo più di un anno, giusto per iniziare il 2023 col “botto”, ho deciso di riprendere in mano la saga dei Florio, per terminare la loro storia e scoprire in qualche modo come sia stato possibile perdere tanti soldi e tanto prestigio.

Dunque, già gli ultimi giorni di dicembre avevo iniziato L’Inverno dei Leoni di Stefania Auci, senza avere grandissime aspettative, anche se leggendo le recensioni per molti questo secondo volume è stato meglio del precedente.

Insomma, dopo interminabili settimane, finalmente l’ho concluso.

La storia si divide grosso modo in due blocchi: il primo si concentra sull’ulteriore ascesa dell’impero dei Florio, che questa volta ha come protagonista il giovane Ignazio, un uomo pacato, rispettoso, riservato, ma anche molto tormentato da un amore che non ha mai potuto vivere, perché costretto, in un certo senso, a sposare Giovanna per le sue nobili origini.

Nella seconda parte, che è quella più consistente, si assiste al loro lento declino economico, guidato dalla presunzione dell’erede Ignaziddu, che è stanco di mettere gli interessi della famiglia al primo posto: lui vuole sentirsi libero e godersi i piaceri della vita, perché stare ore dietro ad una scrivania lo deprime.

Ciò lo porta a sposare la bellissima Franca, che inizialmente si mostra come una ragazza piuttosto ingenua, ma nel corso del tempo diventa molto astuta e intelligente. Non a caso, era una delle donne più influenti del suo tempo…

Mi ricordo che andando a rileggere la mia recensione sul primo volume, ero stata molto aspra nelle critiche, perché a parer mio c’erano troppe cose che non funzionavano nella narrazione.

Il problema è che anche volendo indorare la pillola, questa volta la conclusione non è molto diversa: se nel precedente libro non era chiaro come i Florio si fossero arricchiti, questa volta non viene ben spiegato perché siano calati così a picco, dando delle spiegazioni fin troppo frettolose e approssimative.

E proprio da qui parto col dire che ancora una volta la narrazione non mi ha convinta più di tanto: piatta, noiosa, prolissa, soporifera e persino ripetitiva, soprattutto per quanto riguarda i drammi amorosi, ai quali la Auci dedica gran parte dello spazio. In mezzo a questi episodi veniva inserita qualche riflessione ad effetto, tipo Baci Perugina, e lì pensavo “Finalmente una svolta nei personaggi o negli eventi!”. E invece, no! Sempre uguali, sempre gli stessi errori, pensieri, comportamenti.

Li hai conosciuti a 20 anni e saranno così anche a 50. Nessuna evoluzione o maturazione, il che mi sembra un po’ surreale sinceramente.

Un altro aspetto da puntualizzare sono le traduzioni: molti dialoghi sono in dialetto, come se tutti capissero il siciliano. Lo dico più per puntiglio, che per difficoltà personale; devo ringraziare le mie origini e quelle di mio marito (guarda caso è proprio palermitano) se comunque ho afferrato cosa volevano comunicare.

Infine, contesto storico inserito malissimo come nel primo volume, anche se ho avuto l’impressione che abbia provato a fare di meglio ed è l’unico motivo per cui do un voto in più; difatti, gli approfondimenti dei materiali erano molto interessanti, ma nulla più.

Due paginette per riassumere anni ricchi di eventi storici, che poi non influiscono neanche tanto sulla vita dei Florio, troppo presi dai loro problemi amorosi. E quando ne erano influenzati, la narrazione mi è sembrata fin troppo banale e ridicola, persino per quanto riguarda periodi storici più recenti, come le Guerre Mondiali.

In conclusione, a parer mio, un’occasione sprecata…

Voto 3/5.

[…] quei due si erano sposati senza aver mai fatto esercizio di pazienza, senza rendersi conto di cosa fosse lo spirito di sacrificio. Avevano creduto che ‘per sempre’ significasse viaggiare tutta la vita lungo un fiume ampio e placido. E invece voleva dire schivare le rocce, evitare i gorghi e i mulinelli, cercare di non finire mai in secca. Ci si riusciva solo se si remava entrambi nella stessa direzione, se si guardava il medesimo orizzonte.” L’Inverno dei Leoni, S. Auci

Festa della donna: romanzi con girlpower!

Non sono una che ama dedicare articoli alle feste in genere, soprattutto quelle più commerciali, principalmente perché non le festeggio (vedi San Valentino, Natale ecc.) e in secondo luogo perché mi sa di estremamente banale.

È anche vero, tuttavia, che esistono ricorrenze come quella di oggi che reputo estremamente importanti, in quanto ci ricordano le donne che hanno dovuto lottare anche solo per farsi considerare come persone, in un’epoca dove venivano trattate come mere serve-sfornafigli.

I post sulle bacheche delle persone si sprecano, molti dei quali ho notato che esaltano il ruolo materno e la cosa mi lascia perplessa, francamente. Voglio dire, andrò controcorrente, ma il senso è quello di spostare l’attenzione sulla donna in quanto tale, a prescindere se sia single, sposata, madre, nonna, zia, sorella, amica e via dicendo.

In questa occasione ho deciso di proporvi dei romanzi che hanno come protagoniste delle donne forti che in un modo o nell’altro, nel bene o nel male, hanno sfidato i pregiudizi, le malelingue e i pensieri comuni del tempo, facendosi strada con arguzia e intelligenza.

La Corona Contesa di Elisabeth Chadwick

Romanzo storico dedicato all’imperatrice Matilde d’Inghilterra, vissuta nel XII secolo e protagonista di una durissima lotta per una successione al trono che le sarebbe spettata di diritto. Costretta a sopportare l’umiliazione di un matrimonio combinato con l’adolescente Goffredo V, inferiore anche di rango in quanto figlio del Conte d’Angiò, trascorrerà anni ad elaborare strategie per spodestare il cugino Stefano I.

Considerato il contesto storico, direi che Matilde ha decisamente lasciato il segno ai suoi tempi.

Chiaramente, essendo una donna tosta, non poteva che essere considerata una megera. Quando mai!

Qualcuno con cui correre di David Grossman

So cosa state pensando: il protagonista è Assaf, un ragazzo un po’ imbranato che deve ritrovare il padrone di un cane, quindi sembra non c’entrare nulla con il tema dell’articolo. In realtà, io consiglio il romanzo perché al suo interno ho trovato due personaggi femminili degni di nota.

La prima è sicuramente Tamar che, con un’incredibile dose di coraggio, parte alla ricerca del fratello maggiore perduto, cercando in tutti i modi di nascondere la sua reale identità. Insomma, finisce a vivere letteralmente per strada, in mezzo a tizi poco raccomandabili, ed entra di sua spontanea volontà in un’organizzazione criminale che sfrutta giovani problematici, fra l’altro sfidando il capo con una canzone provocatoria.

L’altro personaggio che mi è piaciuto è la monaca, con una vita sociale sicuramente più attiva della mia, dato che intratteneva rapporti epistolari con diverse persone e anche con una certa costanza! Mi domando con Facebook e Instagram quanti amici avrebbe avuto…!

La balena e la bambina di Witi Ihimaera

Una proposta dedicata principalmente ai bambini, ma che possono sicuramente apprezzare anche gli adulti. Fra l’altro esiste anche il film tratto dallo stesso romanzo che si intitola La ragazza delle balene (disponibile su Prime Video).

Sull’isola di Whangara, in Nuova Zelanda, c’è un’antica tradizione secondo la quale il comando passa da una generazione all’altra seguendo solo la linea maschile. Koro Apirana, l’anziano che al momento possiede la massima autorità, sembra tuttavia deluso dai suoi discendenti. Per giunta, non sa proprio che farsene della nipote Kahu che lo ama profondamente.

La piccola, nonostante dimostri di essere l’unica davvero degna di successione, non viene presa in considerazione solo perché una femmina. Eppure, sarà proprio lei la chiave per ristabilire il patto di armonia fra l’uomo e la natura.

Insomma, si tratta di una storia commovente che mischia realtà e mito, per trasmettere anche alle menti più giovani insegnamenti molto profondi.

Margherita Dolcevita di Stefano Benni

Sicuramente non è un romanzo che parla di diritti sulle donne, è chiaro. Anzi, penso che Benni volesse spostare l’attenzione sugli effetti del consumismo eccessivo del mondo di oggi, estremizzando fino all’assurdo in personaggi che lo rappresentano a pieno, ovvero i vicini di casa di Margherita.

Io ho scelto di inserirlo in questa lista proprio perché non è la classica protagonista dei libri per ragazzi. Avete presente quelli americani con una ragazza bella, dolce, carina, pura, ingenua ecc.?

Ecco, finalmente qualcuna in cui la me adolescente potesse rispecchiarsi: grassoccia, capelli arruffati, umorismo pungente e finezza di un rinoceronte, oltre che una famiglia decisamente fuori dagli schemi (anche se quella descritta da Benni era divertente, almeno).

Margherita ti conquista fin dalle prime pagine perché non ha paura di dire quello che pensa e se qualcosa non le piace, prende in mano la situazione senza pensarci due volte.

La sua ironia mi ha conquistata fin da subito: ce ne fossero di Margherite nei romanzi che leggo…!

La figlia della fortuna di Isabel Allende

Chi conosce questa autrice sa che il più delle volte le protagoniste dei suoi romanzi sono donne dal carattere temerario, che cercano di sopravvivere anche in contesti estremamente difficili e di sfidare il mondo intero pur di proteggere chi amano.

In questo romanzo in particolare, ambientato nel Cile del XIX secolo, la protagonista è la giovane Eliza, una mulatta abbandonata da neonata davanti al portone di una ricca famiglia inglese.

Viene cresciuta da Rose, rimasta nubile a seguito di uno scandalo amoroso, che la cresce come una figlia nella speranza che sposi un uomo altolocato.

Eliza, tuttavia, non ci sta e si innamora perdutamente del giovane Joaquìn Andieta, con cui si vede di nascosto, fino a quando lui non si lascia prendere dalla “febbre dell’oro” e fugge in California per tentare la fortuna.

La giovane non si perde certo d’animo e decide di raggiungerlo dopo aver scoperto di essere incinta.

Il viaggio sarà tutt’altro che una passeggiata, ma nonostante le innumerevoli difficoltà durante la sua ricerca, Eliza non si arrende mai, disposta anche a rinnegare la rigida educazione con la quale è stata cresciuta pur di raggiungere l’uomo che ha scelto di amare.

Direi che per ora mi fermo qui con le proposte. Vi sono piaciute? Le avete già lette?

È chiaro che ce ne sono tantissime altre, anche appartenenti a categorie differenti, come biografie, testimonianze e saggi, ma per questa volta mi sono voluta concentrare su queste.

Sarebbe interessante anche considerare gli esempi negativi femminili nella letteratura, che ahimè ho trovato fin troppo spesso: protagoniste che non sono necessariamente delle villain, ma a mio avviso, trasmettono messaggi sbagliati a chi li legge.

Magari lo lascio per quando avrò voglia di una bella pioggia di critiche! 😛

Julia

Tormentone: I Leoni di Sicilia

Con questo articolo vorrei inaugurare una nuova rubrica dedicata a quei libri che non si accontentano di essere dei semplici best seller, ma diventano dei veri e propri tormentoni, comparendo ovunque, sotto forma di migliaia di post dedicati o messaggi subliminali.

Uno di questi è I Leoni di Sicilia di Stefania Auci che, nonostante sia uscito nel 2019, a metà 2020 ancora si poteva vantare di trovarsi ai primi posti in classifica.

Quando la gente ha cominciato ad illudersi che il tormento fosse concluso, ecco che compare il secondo volume L’Inverno dei Leoni che fa ritornare la saga in auge. Ed è stato proprio in quel momento che ho deciso di leggerlo, chiedendomi: ma sarà veramente così bello come dicono?

Dunque, il materiale su cui bisognava lavorare era molto: stiamo parlando di una delle famiglie più influenti e ricche del panorama palermitano del XIX secolo, ovvero i Florio. Da un’attenta analisi della documentazione a disposizione si sarebbero potute prendere due strade:

-Una saga ricca di eventi storici ben documentati che si concatenano alle vicende della famiglia Florio, per spiegare in maniera romanzata come questa dalle umili origini abbia raggiunto tanto successo.

-Troppa roba! Scherziamo? Cerco su Wikipedia per inserire giusto qualche cenno storico a inizio capitolo, poi mi concentro sulle storie d’amore trasformandole in un penoso Harmony!

Secondo voi quale sarà stata la scelta?

È inutile girarci attorno: non mi è piaciuto per niente e non saprei neanche da che parte iniziare per spiegarne le ragioni! Prima di tutto lo stile l’ho trovato fastidioso: all’inizio la narrazione si alterna senza motivo fra tempo passato e presente; successivamente mantiene una certa coerenza, ma i periodi appaiono frammentati peggio che nei thriller, senza che ci si senta mai pienamente coinvolti.

Per quanto riguarda i personaggi, a me sono sembrati sempre uguali: non evolvono, non c’è maturazione, non c’è una sorta di cambiamento legato agli eventi o formazione. Nulla. Alcuni addirittura si assomigliano, come gli uomini della famiglia Florio. Altri spariscono nel dimenticatoio, attraverso espedienti raffazzonati per liquidare la loro assenza, come Vittoria o le figlie di Vincenzo.

Gli eventi storici sono appena accennati e quando se ne parla sembra di leggere un riassunto tratto alla meglio da Wikipedia, incastrato a forza nella storia della famiglia, senza che si riesca realmente a comprendere il filo logico degli eventi. Stesso discorso per quanto riguarda l’ascesa di questa famiglia: dall’oggi al domani sono pieni di soldi e tu ancora ti stai chiedendo il percorso che hanno intrapreso per arrivare a tale prestigio.

A parer mio c’era davvero tanto materiale interessante su cui lavorare, ma lo sviluppo è stato deludente sotto tutti i punti di vista. Sarà che sono reduce dalla maestria di Manfredi per ciò che riguarda il romanzo storico, oppure ho in mente la famiglia dei Malavoglia di Verga. O ancora, mi è rimasta nel cuore la poesia deleddiana espressa in Canne al Vento.

In questo caso non raggiungiamo nemmeno la sufficienza.

Non comprendo neanche perché il riassunto della copertina presenti Giuseppina e Giulia come due grandi donne, segno che chi l’ha scritto probabilmente non l’ha neanche letto tutto il romanzo.

Giuseppina è uno dei personaggi più antipatici, nonché fuori contesto: a quei tempi era consuetudine sposarsi per matrimoni combinati, perciò non si capisce il suo disappunto come se fosse stata l’unica a sopportare una tale sorte. Tant’è che quando il figlio cresce è lei stessa a cercare una sposa degna per lui. A proposito di istinto materno, anche qui si denota un rapporto morboso che la porta a consumarsi di gelosia, oltre che per il rancore.

Giulia, invece, decide di gettare via la propria dignità per stare dietro ad un gran narcisista, disposta ad annullarsi come persona pur di non perderlo.

In entrambi i casi non mi pare che si stia parlando di donne eccezionali.

E mi fermo qui perché avrei altro da aggiungere, ma non vorrei trattenervi fino a Capodanno.

Voto 2/5. Uniche note di merito: l’italiano e l’ultima pagina. Davvero.

Buone feste!

Julia

La corona contesa – E. Chadwick

Mi sono iscritta da pochi mesi al Club degli Editori e fra i primissimi libri del mese, c’era proprio quello di cui vi vado a parlare in questo articolo, ovvero La Corona Contesa di Elizabeth Chadwick, acquistato con un ottimo sconto rispetto al prezzo di copertina. Se vi interessa saperne di più, vi invito a leggere questo articolo, dove parlo del Circolo e di come funziona, dicendo chiaramente anche quali sono gli aspetti negativi del servizio.

Tornando al romanzo, si tratta di uno storico incentrato su Matilde d’Inghilterra, una delle figure femminili più influenti del suo tempo. Le vicende iniziano nel 1125, quando la moglie dell’imperatore del Sacro Romano Impero torna a Londra, dopo la morte del marito. Il padre Enrico I, non avendo più eredi maschi, le promette la successione al trono, ma prima deve sposare l’adolescente Goffredo V, figlio del Conte d’Angiò e nemico storico dei normanni. Matilde, in quanto donna, dovrà lottare con tutte le sue forze per far prevalere il suo diritto di regnare, soprattutto dopo la morte del re, dato che il cugino Stefano I si candida per usurparle il posto. Fra i pochissimi sostenitori c’è la matrigna Adeliza di Lovanio, che continuerà ad appoggiarla nonostante le sue seconde nozze la vedano al fianco di uno dei più fedeli servitori dello stesso Stefano. Ce la farà a raggiungere il suo scopo?

Mi ricordo che quando frequentavo le medie e il liceo, il periodo storico che consideravo più noioso in assoluto era proprio il Medioevo. Ma a quanto pare si tratta di un’opinione condivisa, leggendo in giro nel web, non tanto per l’epoca in sé, che ha sicuramente molti eventi interessanti su cui porre l’attenzione, ma per il modo in cui viene presentata.

Nonostante questa premessa e considerando la mia riluttanza in periodo adolescenziale nel prendere in considerazione alcune epoche della nostra storia (non solo quella medioevale), ho deciso di provare a recuperare leggendo romanzi storici seri. Uno di questi è stato Il Tiranno, dell’intramontabile Manfredi, che ho recensito qui.

La Corona Contesa l’ho trovato molto interessante, perché ci fa capire come fosse difficile per una donna far sentire la propria voce, nonostante si trattasse di un’imperatrice: persino coloro che le avevano prestato giuramento, decisero di voltarle le spalle una volta rimasta senza la protezione del padre regnante. Benché Stefano I si sia rivelato poi un sovrano incapace, che comprava letteralmente la fedeltà dei suoi sudditi, nessuno era disposto a cedere il posto alla legittima erede.

Matilde e Adeliza sono donne molto diverse fra loro, ma entrambe determinate a raggiungere i propri obiettivi. Mentre la prima, benché comunque religiosa, si affida alla propria razionalità, pianificando continuamente strategie tattiche migliori per spodestare il cugino, l’altra confida nella spiritualità per trovare conforto al dolore e un significato più profondo della propria esistenza. La determinazione con la quale portano avanti le lotte personali è davvero impressionante, a maggior ragione se consideriamo il contesto in cui sono nate.

Per quanto concerne lo studio dei documenti storici da parte dell’autrice, possiamo dire che risulta evidente anche leggendo le note finali (quelle che spesso vengono ignorate, purtroppo). Alcuni eventi sembrano incredibili, ma sono realmente accaduti, come la fuga di Matilde durante una bufera di neve; mentre altri sono stati ipotizzati dalla stessa Chadwick, dopo aver attentamente studiato il personaggio. In questo modo, anche la fine che fanno i protagonisti della storia, i loro rapporti con le persone e gli stessi dialoghi, acquisiscono una valenza più vicina al reale.

Se devo fare un piccolo appunto, ho avuto l’impressione che, invece, le scene intime siano state messe apposta per rendere il tutto più alla harmony, giusto perché quando si narra di romanzi storici, bisogna inserire la passion e il fuego dell’ammoor, altrimenti non susciterebbe lo stesso interesse.

Ah, qualcuno mi vuole spiegare cosa c’entra la biondona in copertina se Matilde viene descritta come una donna dai lunghi capelli scuri?!?!

Voto 4/5.

“Matilde la buona. Matilde l’imperatrice. Matilde la vedova senza figli. Quelle parole le si insinuavano nella mente come un rumore di passi in una cripta. Se fosse rimasta lì, avrebbero dovuto aggiungere ‘Matilde la monaca’ alla sua lista di titoli, e non aveva alcuna intenzione di ritirarsi nel chiostro.” La Corona Contesa, E.Chadwick

Il Tiranno – V. M. Manfredi

Quando si sente la parola “tiranno” ciò che viene in mente è sicuramente una persona con una serie di caratteristiche negative, un cattivo per eccellenza. Ma perché è giunto a questo punto? Qual è la logica che sta dietro alle sue azioni?

Nel romanzo storico di Valerio Massimo Manfredi, intitolato per l’appunto Il Tiranno, si parla dell’ascesa e della rovina di Dionisio I di Siracusa, vissuto nel V secolo a.C. Nonostante le fonti storiche pervenute a volte risultino contradditorie e incomplete – per esempio, non si sa niente riguardo alla sua origine – l’autore ha saputo raccontare le vicende del personaggio con coerenza, inserendo molte informazioni riguardo alle strategie politiche, le guerre intraprese (a qui tempi di parla di guerre greco-puniche) e il contesto storico-culturale. Non per niente, stiamo parlando di uno degli archeologi italiani più famosi.

Devo ammettere che lo stile di Manfredi non mi è nuovo: da adolescente c’era stato assegnato Idi di Marzo, un compito che ho accolto con una certa riluttanza. A quei tempi la mia testa era occupata da fantasie romantiche che prevedevano amori impossibili e gesta eroiche; perciò, ritornare con i piedi per terra, per giunta leggendo qualcosa che avrei trovato anche sui libri di scuola, mi faceva rabbrividire!

E invece, mi sono dovuta ricredere! Ovviamente a quei tempi non ho dato la soddisfazione di aver apprezzato i romanzo, per altro assegnato da una prof che mi stava parecchio antipatica 😛

Poco tempo fa ho deciso di approcciarmi di nuovo a Manfredi; erano mesi che nelle librerie la sezione “romanzi storici” mi rivolgeva occhiate ammiccanti, ma non avevo mai voluto ascoltare il loro canto delle sirene, fino a quando non l’avevo presa in considerazione per fare un regalo a un parente, mio padre. Siccome non è un gran lettore, alla fine il regalo è diventato mio (che genio del male!).

Ricostruzione di Dionisio (Museum of Ventura County, George Stuart Gallery)

Per coloro che hanno paura di annoiarsi di fronte alla narrazione di personaggi realmente esistiti, strategie politiche o di guerra con tanto di cartine, vi dico: non temete, miei prodi! Voglio dire, sì c’è tutto questo, ma vi assicuro che lo stile di Manfredi è molto coinvolgente e comprensibile. Non mi sono mai annoiata e le cartine le ho trovate estremamente utili per capire lo svolgimento delle varie battaglie.

Non solo, la costruzione del personaggio l’ho trovata semplicemente fantastica: non è il cattivo e basta, ha un suo background completo, ricco di motivazioni, una logica intrinseca che lo spinge ad agire in una determinata maniera, con la sincera convinzione che sia nel giusto. Non mancano momenti di turbamento e dubbio, dove notiamo un’introspezione che ci ricorda che abbiamo comunque di fronte un essere umano, diverso da quello che viene narrato freddamente sui classici libri di storia.

Chiaramente, si sa che alcune vicende sono state romanzate, così come l’accorpamento o l’eliminazione di alcune figure realmente esistite, per esigenze di trama. È lo stesso autore che nelle note specifica che cosa ha dovuto tralasciare: la vita di Dionisio I è stata molto complicata (e quale non lo è, del resto 😛 ). Ma qui si parla di un potete stratega che ha passato l’esistenza a combattere, ad organizzare guerre e alleanze politiche. Inserire tutto ciò avrebbe complicato fin troppo la storia.

Alla fine, sono andata io stessa a cercare informazioni al riguardo.

Voto 5/5!

“Il migliore dei tiranni non può essere preferibile alla peggiore delle democrazie.” Il Tiranno, V. M. Manfredi

La ragazza con l’orecchino di perla – T. Chevalier

Questa sera ho deciso di parlarvi di un libro che da adolescente mi era piaciuto molto; un romanzo ambientato nell’Olanda del XVII che mischia un po’ di personaggi reali, con vicende immaginate dalla scrittrice.

Sto parlando de La Ragazza con l’Orecchino di Perla di Tracy Chevalier.

L’autrice prende ispirazione da un quadro del famoso pittore Johannes Vermeer, che si intitola “La Ragazza col Turbante” e immagina la storia dietro quel volto giovanile e stupefatto, la cui vera identità non è mai stata scoperta.

Perché tanto scalpore dietro questo quadro? Ho fatto una piccola ricerca:

-Prima di tutto perché a quei tempi le perle erano molto rare e averne una di quelle dimensioni sembra quasi surreale.

-Lo stesso orecchino è in contrasto con l’abbigliamento umile della fanciulla: se era di bassa estrazione, come mai portava un orecchino, per altro pure costoso?

-Altro punto è la sua bellezza fuori dal comune: pelle candida, labbra carnose rosso fragola e viso angelico. Sembrerebbe quasi una creatura mitologica, come una musa, ma non c’è nulla nel dipinto che dia indicazioni di un qualche simbolismo al quale voleva riferirsi il pittore.

Tracy Chevalier le ha dato il nome di Griet, un’adolescente di bassa estrazione che viene assunta come domestica proprio nella casa del famoso pittore. Qui, però, non avrà vita facile: deve fare i conti con una suocera scaltra, una moglie gelosa e sei figli viziati. Come se non bastasse, pare che tra lei e Johannes nasca una certa complicità, come se lei fosse l’unica in grado di capire il suo senso artistico.

Chiaramente si tratta di una storia inventata, ma l’autrice è stata capace di descrivere con sapienza il contesto storico, catapultandoci in un’epoca dove la divisione delle classi sociali era molto evidente e una ragazza così giovane, a maggior ragione se di bell’aspetto, poteva solo sperare di trovare un buon partito, prima che qualche marpione potesse rovinarla per sempre.

Griet, nonostante la sua età, si dimostra comunque molto astuta e non si fa mettere i piedi in testa da nessuno: è lei che prende le decisioni più giuste per sé stessa, salvandosi in curva con le sue sole forze. L’innocenza del volto è tutta apparenza, quindi: dietro quello sguardo, c’è molto di più, una sorta di potere seduttivo celato con sapienza.

Conservo davvero un piacevole ricordo di questo romanzo, ecco perché ve lo consiglio. Voto 4/5.

Ah, ho visto anche il film, ovviamente. Colin Firfth neanche lo commento perché il ruolo era semplicemente perfetto per lui! La Johansson, o meglio, la sua doppiatrice, mi ha fatto venire l’ansia con tutti quei sospiri inutili. In pratica il suo copione per il 70% era costituito dal respiro ansimante, giusto per rendere la scena carica di tensione. L’ANSIA PROPRIO!

“La vita è una cosa assurda. Ma se si vive abbastanza a lungo, non ci si sorprende di nulla.” La Ragazza con l’Orecchino di Perla, T. Chevalier

La principessa indiana – I. Sundaresan

Ciò che apprezzo nei romanzi storici, se fatti bene, è la capacità degli autori di riportare eventi realmente accaduti con una propria interpretazione, permettendoci di entrare nella vita di personaggi che hanno fatto la differenza, conoscendoli come fossimo presenti anche noi in quel tempo. Fra questi c’è il titolo di cui vi parlo ora, ovvero La Principessa Indiana di Indu Sundaresan.

Ci troviamo nell’India del 1631, quando l’imperatore Shah Jahan, rimasto vedovo dopo la morte dell’amatissima moglie, decide di costruire in memoria di lei un mausoleo che verrà annoverato fra le meraviglie del mondo: il Taj Mahal. Fra i suoi numerosi figli, spicca senz’altro la personalità della sua primogenita Jahanara, donna tanto bella quanto intelligente, che tenta di salvare le sorti del regno a fianco di un padre che a poco a poco si lascia andare al dolore per la perdita della donna della sua vita, contro i fratelli che lottano tra loro per ottenere l’eredità. Al tempo stesso cerca di celare al mondo la sua passione per un uomo inadatto al suo rango, pur di restare fedele al suo ruolo. Come ho accennato prima, fra le cose che più mi sono piaciute del romanzo, è il fatto che si percepisce nel corso della lettura, il lavoro di ricerca storica svolto dall’autrice, per altro riportato da lei stessa nella parte finale attraverso la bibliografia. Dove ci sono stati dei “buchi” informativi nella documentazione, sono stati sapientemente riempiti in maniera romanzata. Ne esce una storia che parla sì della costruzione di uno dei monumenti più spettacolari del mondo, descrivendone sia la costruzione, sia i materiali che la compongono e la loro disposizione, ma anche la vita e la crescita di una principessa in gamba, la cui saggezza ha preservato fino all’ultimo le sorti del regno, nonostante il suo pensiero fosse occupato anche dal dolore di non poter vivere serenamente la sua storia d’amore e nonostante in quel tempo, come ben sappiamo, la donna non contasse gran che. Per me è un 5 su 5.

ATTENZIONE, SPOILER IN QUESTO PARAGRAFO!!!! Quando il libro inizia vediamo la madre di Jahanara che muore di parto e lascia la gestione del palazzo alla figlia maggiore e termina quando la donna, rassegnata ormai all’inevitabile vittoria del fratello minore Aurangzeb e morte del padre, accetta di far parte del nuovo regno. Come spiega l’autrice, non si è mai capito per quale motivo Aurangzeb cercasse tanto l’approvazione della sorella, probabilmente perché è l’unica che mantiene una certa dignità fino all’ultimo. Tuttavia, ho notato che fra tutti i personaggi, quella che davvero sembra la sola dotata di saggezza sembra proprio la protagonista, soprattutto se contrapposta alla figura d’ombra della sorella Roshanara che dimostra un’indole subdola e sciocca, che tenta in ogni maniera di imitarla ma senza riuscirci. Per non parlare dei fratelli che si contendono il trono: l’unico che alla fine usurpa il potere con lo stesso modus operandi dei suoi antenati, viene visto come il “terribile”, quando invece a me sembrava semplicemente un principe che si è sentito messo da parte e per questo ha cercato in tutti i modi di dimostrare quanto fosse più valoroso dei suoi fratelli maggiori, facendo persino degenerare la situazione. Quello che cerco di dire è che, in tutta questa faida familiare, mi sembra un po’ forzato il fatto che l’unico personaggio a 360° sia solo quello di Jahanara, mentre gli altri diventano stereotipi di contorno. Probabilmente questo è un limite, purtroppo, presente in romanzi storici che, per mancanza di fonti, non può approfondire ogni singolo carattere senza scadere troppo nella fantasia. Peccato…

Grazie per aver letto l’articolo, vi auguro una buona lettura del libro 🙂

“Nessuna donna si affaccerà al jharoka fintanto che Bapa è imperatore. Credi che gli amir rispettassero Nur Jahan per le sue azioni? Ridevano di lei. Il posto per una donna, il nostro posto Roshan, è dietro il velo, dietro le mura dello zenana, e se vuoi fare qualcosa, qualsiasi cosa, devi farla da qui, in questo spazio.” La Principessa Indiana, I. Sundaresan

La cattedrale del mare – I. Falcones

In questo articolo parlo di un libro storico che ha fatto molto successo, tanto che su Netflix gli è stata dedicata una serie tv che, confesso, sono curiosa di vedere, più che altro per come sono state interpretate le vicende e i personaggi. Inizialmente acquistato come regalo per uno zio professore in pensione, sono rimasta affascinata dal titolo e dalla copertina scura che non fa trasparire quasi nulla della storia: La Cattedrale del Mare di Ildefondo Falcones.

Le vicende sono ambientate nella Barcellona del XIV secolo, dove Arnau e suo padre si rifugiano per poter sfuggire dalle grinfie del crudele padrone delle loro terre di coltivazione. Mentre Bernat lavora nella bottega del cognato, il figlio gironzola per la città rimanendo catturato dal fascino della cattedrale Santa Maria del Mar in costruzione. All’ombra di quelle torri gotiche, si snoderanno tutte le vicende della vita di Arnau, tra tormenti, passioni, lotte per la fame e la giustizia e per difendere un amore che dovrà sopravvivere contro i pregiudizi del tempo. Quando ho letto questo libro, devo dire sinceramente che mi sono annoiata parecchio nelle prime 140 pagine ed ero sul punto di metterlo da parte. Ci sono momenti nei quali secondo me lo scrittore si dilunga troppo, oltre al fatto che alcune vicende appaiono surreali. Falcones stesso alla fine spiega a quali eventi storici si sia ispirato, sui quali poi ha costruito particolari fittizi. Ritmo a parte, la narrazione a tratti scorrevole, è comunque semplice e per certi versi coinvolgente. Il protagonista, più che l’essere l’amore proibito, è Arnau con tutto il suo percorso di crescita e maturazione; oltre che l’influenza che esercita su di lui la Cattedrale dal quale nasce il titolo, che permette al ragazzo di legarsi alla religione a tal punto da trarre forza nella benevolenza nella statua della Madonna in essa contenuta. I personaggi che vanno e vengono nel romanzo, non spariscono mai del tutto (cosa molto apprezzata), ma in qualche modo si concatenano gli uni agli altri per influenzare gli eventi che coinvolgono Arnau stesso. Per me è un 3 su 5, consigliato per chi è appassionato del genere.

ATTENZIONE SPOILER IN QUESTO PARAGRAFO!!!! Dunque, ho detto che le prime 140 pagine mi hanno annoiata, ma non sono l’unica cosa che non mi è piaciuta. Nel riassunto sul retro del libro si parla di un amore che va oltre le convenzioni sociali del tempo, ma questo compare ben oltre la metà del libro, quasi verso la fine, dove la figlia dell’amico bastaixos ormai cresciuta mostra interesse nei suoi confronti. Perché descriverla come una parte fondamentale della storia, quando in realtà se ne parla solo nella sezione finale? Ma questo è un appunto da precisina, forse anche esagerato, però sinceramente quando ho letto il libro mi sono chiesta per un bel pezzo quale fosse questo grande amore citato, tanto che pensavo fosse quello nei confronti di Aledis. Un’altra questione è l’apprensione di Francesca che fin da quando è nato, ha trattato il figlio con freddezza in quanto frutto di violenze che certamente voleva dimenticare. All’inizio della storia Arnau addirittura stava per morire di stenti per causa sua, se non l’avesse rapito il padre salvandolo. Quindi per lei poteva pure essere morto e, invece, alla fine, quando ormai è una matrona anziana dice che l’ha affidato a Bernat che sicuramente poteva dargli un futuro migliore (ah quindi aveva previsto che abbandonandolo sarebbe venuto a prenderselo!?) e ora ha tutto sto amor proprio da rinunciare a rivelare la sua identità. Questa cosa l’ho trovata assurda e incoerente. Questi sono i motivi per i quali ho abbassato la mia valutazione…

Vi ringrazio per aver letto l’articolo, vi auguro una buona lettura del libro 🙂

“Da quando era fuggito con Arnau, non aveva smesso un attimo di pensare a quella città, la grande speranza di tutti i servi della gleba. Ne aveva sentito parlare quando andavano a lavorare la terra del signore, a riparare le mura del castello o a fare qualsiasi altro lavoro di cui il signore di Bellera avesse bisogno.” La Cattedrale del Mare, I. Falcones